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Eutanasia. BenAltrismo.
post pubblicato in Recht und Unrecht, il 25 settembre 2006



Certa autorevole dottrina, culturalmente viziata nel profondo, risolve assai rapidamente, in punta di diritto, la questione dell’ ammissibilità dell’ eutanasia, ovviamente concludendo che questa non è compatibile con il corredo, precostituito, dei diritti dell’ uomo. Avverto che nel  tentativo di illustrare questo orientamento si farà molta fatica per non  creare confusione, giacché l’ asserto medesimo è confusionario e, come vedremo, palesemente contraddittorio. 

Coloro che ritengono non qualificabile l’ eutanasia come una  pratica cui l’uomo avrebbe diritto ad accedere basano la loro opinione su una duplice definizione, secondo cui la vita configurerebbe un diritto – il diritto alla vita, appunto - mentre la morte, di contro, sarebbe semplicemente un fatto, escludendo di conseguenza l’ esistenza di un diritto ad essa. Non si ha diritto ai fatti, dicono costoro, poiché i fatti, semplicemente, accadono.

Inoltre, i sostenitori di questa tesi riferiscono alla vita adoperando il concetto di bene, e procedono  classificando la vita tra quei che sono detti indisponibili, ovvero tra quelli di cui i rispettivi titolari non possono diporre in tutte le forme.

Secondo quanto detto, si fatica molto ad inquadrare la vita finanche nel modello tipico di un diritto menomato di proprietà, quasi fosse un bene demaniale, ed anzi la costituzione della menomazione di quel diritto, che questa tesi sostiene come limite naturale (l’ impossibilità di negarsi la vita) finisce per rendere molto più simile questa situazione a quella del possesso di un bene piuttosto che alla proprietà di esso.  Laddove, sarà facile intuire, i sostenitori di questa tesi individuano in Altro dall’ uomo il vero proprietario della vita. Ed è così che l’ uomo si riduce a modesto usufruttuario – peraltro in forza di reconditi patti – della vita, secondo quello che per il diritto si definisce nemmen possesso, ma adirittura possesso minore. La contraddizone che emerge, converrete, è quasi imbarazzante. 

Il lettore potrà verificare: in qualsiasi manuale di diritto privato la distinzione tra proprietà e possesso è espressa in forza della natura di diritto della prima, e di fatto del secondo. E la consultazione di qualsiasi manuale confermerà, pure, la possibilità che un diritto possa estinguersi con il verificarsi di un fatto; così come il diritto di proprietà sulla legna s’ estingue con lo smorzarsi dei tizzoni. 

Ciò che il lettore non troverà in alcun manuale, però,  è la definizione secondo cui un soggetto non possa determinare un fatto che non lede alcun diritto né proprio né altrui, né, più  diffusamente considerandolo, collettivo.
In nessun manuale inoltre si potrà trovare un modello applicabile a quel caso che vuole che un fatto possa essere determinato solo da Altro e non da chiunque su sé stesso.

da il Riformista
 





permalink | inviato da il 25/9/2006 alle 15:52 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (26) | Versione per la stampa
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