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Eutanasia - Don Verzè staccò la spina...
post pubblicato in Recht und Unrecht, il 13 ottobre 2006



Welby non può scendere dalla croce, dunque?


Pur essendone stato per alcuni tratti piacevolmente sorpreso, credo sia opportuno riflettere sull’ incongruenza di alcune recenti dichiarazioni, rese nel contesto di un’ intervista al Corriere, di don Luigi Verzè, fondatore dell’ ospedale San Raffaele di Milano.
Don Verzè parla di un caso di eutanasia del quale si sarebbe reso responsabile negli anni ’70, quando, alle prese con gli ultimi desideri di un suo amico malato, decise di staccare la spina del respiratore che lo teneva in vita.
A costo di sembrare troppo radicale, mi preme specificare che le dichiarazioni di Don Verzè non costituiscono alcun passo avanti nel dibattito sull’ eutanasia. Argomentando sulle coordinate della sua posizione, infatti,  il fondatore del San Raffaele accenna alla possibilità di un’ impostazione tutta teologica: “Lo hanno fatto morire, certo. Ma lui poteva scendere dalla Croce e invece si è lasciato morire:  per amore”. Lo spunto è suggestivo, è vero, ma totalmente improduttivo di effetti per il dibattito. 
Ritengo fortunata l’ ipotesi in cui una parte della dottrina cattolica converga su posizioni progressiste dando un giro di vite alla Croce nel terreno, ma non è possibile ammettere la posizione di don Verzè come soluzione generale del dibattito. Uno Stato laico non può assolutamente rimettere la sua posizione, su una qualsiasi materia, all’ interpretazione metaforicamente assisitita di un dogma di fede. Non può e non deve.
Don Verzè, poi, dopo questa mirabile fuga in avanti, ripiega su sé stesso, cadendo, a mio avviso, in banale contraddizione. Configurandola come conseguenza di un equivoco comune, si può anche sorvolare su quell’ opinione di Don Verzè  secondo cui non si può legiferare su una materia tanto delicata. Ci si può sorvolare, però, solo elevando l’ assunto fuori contesto: perché effettivamente esistono materie sulle quali legiferare è un male piuttosto che un bene. Ma dal momento che l’ eutanasia è vietata, in forza di una legge, non sarebbe stato meglio se Don Verzè  avesse riflettuto sull’ opportunità di deregolare la materia, piuttosto che sul pericolo di una regolazione mitigatrice, volta a valorizzare la libertà (si legga anche ‘libero arbitrio’) dei singoli?
Tornando alla suggestiva impostazione teologica, quella secondo cui Cristo, pur potendo, non è sceso dalla Croce per amore, è opportuno a questo punto chiedersi perché a Welby, che non mi pare abbia ambizioni redentive, non possa esser concesso di manifestare, scegliendo di morire, quello stesso amore, magari non per il prossimo, ma almeno per sé stesso.
 
 

da il Riformista




permalink | inviato da il 13/10/2006 alle 15:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (36) | Versione per la stampa
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