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Vedi Omar quant'è bello.
post pubblicato in Letteratura, il 10 novembre 2006


 

“Lei è in arresto.” “Ma com’è possibile che io sia in arresto? E a questo modo ?” “A queste domande non rispondiamo,” disse il sorvegliante e immerse il pane imburrato nella coppetta del miele. “Mi si dovrà rispondere,” disse X “Ecco i miei documenti d’ identità, ora mi mostrino i loro e soprattutto il mandato di cattura.” “Oh santo cielo!” disse il sorvegliante, “Possibile che non riesca a rassegnarsi alla situazione! Sembra che lo faccia apposta ad irritarci inutilmente, noi, le persone che in questo momento le sono forse più vicine!” “E’ così, creda,” disse il sorvegliante e non portò alla bocca la tazza di caffè che aveva in mano, ma guardo X con un lungo sguardo, probabilmente significativo, anche se indecifrabile. X si lasciò coinvolgere, senza volerlo, in un dialogo di sguardi con il sorvegliante, poi però battè sui documenti e disse: “Ecco i miei documenti d’ identità.” “E che ce ne facciamo?” escalmò a questo punto il sorvegliante più alto, “Lei si comporta peggio di un bambino. Cosa vuole? Siamo impiegati di grado inferiore che quasi non s’intendono di documenti d’ identità. Ecco tutto quello che siamo, e tuttavia siamo in grado di capire che le autorità superiori, al cui servizio ci troviamo, prima di disporre un arresto del genere, sui motivi dell’ arresto e sulla persona dell’ arrestato si informano molto bene”.
Che razza di persone erano quelle? A che autorità si rifacevano? X si trovava in uno Stato di Diritto, vi regnava la pace, tute le leggi erano in vigore, chi osava irrompergli in casa?

Ma no, lettori cari, che andate pensando? Non sono le memorie di Abu Omar. E’ Kafka, fessacchiotti.
 
    




permalink | inviato da il 10/11/2006 alle 15:13 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (34) | Versione per la stampa
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