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Rights for?
post pubblicato in Recht und Unrecht, il 2 gennaio 2007



Ci si chiede sempre con maggiore insistenza quanto valga l’universalità dei diritti umani, intendendo con quest’espressione l’omogenea diffusione nel mondo del riconoscimento di questi diritti. E’ evidente che vale molto poco, ed infatti non è su questo che ci si divide. E’ così vero che c’è poco di davvero “universale” in materia, tanto che non c’è manuale di diritto internazionale che non parli del fenomeno del regionalismo che interessa la costituzione delle organizazzioni internazionali. Questo vale per le organizzazioni che si occupano di commercio e di ambiente. Tanto più, dunque, di diritti umani.
Ciò si verifica perché un numero consistente di paesi non si fida del mondo occidentale. Non è che non condividano necessariamente le statuizioni delle organizzazioni dei paesi occidentali - accade anche questo, certo - ma più generalmente non se ne fidano. Ed è così che nascono e si sviluppano in alcune aree del pianeta organizzazioni sovranazionali, magari poco rappresentative, che figurano come doppioni di altre già esistenti. Il problema principale è la sfiducia. E’ non facile dare torto a chi non si fida delle organizzazioni sovranazionali occidentali che si occupano della difesa dei diritti umani. Non è facile e non lo sarà fin quando tali diritti saranno considerati da molte potenze come merce di scambio in occasione di trattative economiche con paesi in cui certi diritti non vengono rispettati.  Se l’occidente tratta i diritti umani come merce, come ci si può aspettare che chi quei diritti non li riconosce possa ad un tratto avvertirli come imprescindibili dall’individuo?  La democrazia non è certo un diritto umano, ma di tali diritti rappresenta un insostituibile presupposto. Che “esportarla” sia divenuta un’espressione di uso comune non è certo un caso. 


 





permalink | inviato da il 2/1/2007 alle 12:27 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (21) | Versione per la stampa
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