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Dio gode del sangue?
post pubblicato in Letteratura, il 31 dicembre 2006



Ho appena letto, tutte d'un fiato, le circa cento pagine di un "istant book" di prossima pubblicazione per le Edizioni Il FoglioHo ucciso mio padre è il titolo del libro, l'autore è Domenico Petrolino. C'è anche una bellissima prefazione di Rossella Anelli che introduce al tema con molta sensibilità e da cui sono tratte le poche righe che seguono.

"E così una serie di schemi mentali, un certo tipo di educazione cattolica stratificata nella mente anche di chi si definisce ateo e la pseudomoralità di molti mantengono mostruosa una società che si dice sempre più tendente verso la dignità della persona e la giustizia del singolo. In questo modo, l’unica soluzione possibile, l’unico atto d’amore, di decoro e di stima per la vita: l’eutanasia, divide ancora le persone, scatena polemiche, infiamma dibattiti. Ma in un sistema “normalizzato”, dove non è consentito avere idee altre o avere una religione altra (anzi avere una nonreligione come l’ateismo) non si può decidere della propria vita o di quella dei propri cari, neppure se è una vita in dirittura d’arrivo, martoriata, spaccata, umiliata, torturata da dolori sempre più insopportabili".


Vi segnalerò come poter acquistare il libro appena sarà disponibile.

  






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Cecità
post pubblicato in Letteratura, il 26 dicembre 2006



Gli occhi non bastano a tutto, ma l’ipotesi di un mondo di ciechi precipita nell’inutilità qualsiasi sedicente sesto senso. Ancora in una città qualunque, in un Paese qualunque, è lì che Saramago trova scenario per la narrazione di questa storia sciagurata. Uomini e donne che sprofondano in una luminosa cecità: prima alcuni, poi molti, alla fine tutti. Le autorità, già generalmente miopi, non fanno che regredire al loro stato intimo: ghettizzano, emarginano. Come se un'epidemia di tal fatta fosse possibile, ed in quel caso semmai anche confinabile in un manicomio abbandonato.  Gli individui senza visus perdono non solo un senso primario, ma ne trovano menomati anche tutti gli altri, ché ad un cieco in un mondo di ciechi l’udito è utile solo sospetto, il gusto solo al discrimine banale tra merda e cibo, l’olfatto è incapace di distinguere il fetore degli altri dal proprio. Ed il tatto, il tatto è il senso che produce la più straziante metafora per chi ha perso la vista: dato che in un mondo di ciechi, dove tutto è disordine e disperazione, non c’è tatto alcuno, tra chiunque s’incontri.
Solo una donna ha conservato la vista, la più dura delle punizioni possibili: dover sopportare la vista di un mondo di ciechi. Si sarebbe detta un’illuminata se tutti gli altri non fossero stati coscienti della loro cecità. Ma si tratta solo di una donna risparmiata nelle prime cose che servono, mentre nelle seconde questa è più sfortunata di tutti gli altri. E’ tutto un paradosso questo romanzo, e tutto è nel racapriccio che deve essere quel vecchio, orbo già prima d’esser cieco, che copre con una benda l’orbita vuota, e con la sua rudezza la pelle bianchissima di una giovane, bellissima ragazza, cieca il doppio di lui. Quasi ne godono di quella cecità, di quel massacro, di quei cani che mangiano gli ultimi uomini. Chissà se a guardar bene, ad essersi accorti prima di quell’incapacità di vedere, tutto quell’inferno si sarebbe potuto evitare.
Bellissimo.

Cecità
José Saramago
Einaudi
 





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Fassino erede di Diliberto
post pubblicato in Letteratura, il 19 dicembre 2006



“Ho la fortuna di raccogliere una buona eredità grazie all’impulso rifomatore innescato da Flick e Diliberto”.
 

Piero Fassino(al tempo guardasigilli)
Per Passione
Rizzoli


Diliberto riformatore. Sì, vabbe', e poi?


 




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Orgasmo letterario
post pubblicato in Letteratura, il 19 dicembre 2006



"Non mi sono mai sorpreso di trovarmi a spendere pomeriggi interi passati a pensare, solcando le ore dense con esplorazioni psichiche a basso rendimento. Abbinate però alla sconvolgente carica endorfinica del sesso e dell' amore, queste mie abitudini saltuarie mi portano, negli istanti immediatamente successivi all'orgasmo, ad avere delle vere e proprie visioni da cui non vorrei mai più riprendermi: dolci cali di pressione, piccoli mancamenti, venerabili abbandoni sul crine del collasso. Mi chiedo se anche lei provi la stessa cosa. Gode tanto, sicuramente in modo molto meno 'letterario' di me".

Sole & Baleno
Wilson Saba
Edizioni il Foglio
 


E poi dicono che lo Strega è solo liquore.





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Madamina, il catalogo è questo.
post pubblicato in Letteratura, il 15 dicembre 2006



Stamane me ne andavo scampaniando tra gli scaffali della Feltrinelli.  Dovevo avere proprio l'aspetto di uno che sa leggere, perché una feltrinellina, sapete: quelle studentesse fuorisede dal contratto di lavoro più precario del ciclo, ecco, una di quelle mi fa: cerchi qualcosa? Mi riavvio i capelli, lancio la sciarpa di seta nel vuoto dietro di me e sto per dire: no, nulla, vengo qui a guardare gli acari. Ma poi: sì, cerco il "Catalogo dei viventi". Saltella davanti, e io continuo scampaniando dietro di lei. Ecco, è questo qui. Grazie, le dico nel modo più democratico possibile; poi: mi farebbe anche un altro piacere, graziosa ninfetta? Ma ti pare, ammicca. Potrebbe controllare se in codesto libro è citato tale Adinolfi Mario? Lei, un po' stupita, cerca veloce. Sì, eccolo, c'è: polemista. E mi tende una gelida manina porgendomi il tomo. Ennò, carina: non lo tocco neanche. Tiettelo, le fo; e men vo.






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Il nuovo libro di Alessandro Piperno
post pubblicato in Letteratura, il 12 dicembre 2006



S’ è fatto attendere ma poi è arrivato. Piperno tenta con questo romanzo di replicare il grande successo riscosso dal suo Con le peggiori intenzioni del quale furono vendute più di duecentomila copie in pochi mesi, creando un caso letterario cui Antonio d’ Orrico si curò caldamente di tirare la volata dalle pagine del Magazine del Corriere. Il nuovo libro di Alessandro Piperno non è il capolavoro che si aspettavano in molti: come il primo pecca un pizzico di presunzione, ma a differenza di quello manca dell’ ambiente, diremmo anche dell’ atmosfera.
Qui non ci sono mutandine sotto le gonne, ti pieghi a vederle, ma nulla: non scorgi il merletto che affrescava molte pagine del primo romanzo. Piperno pare maturato, alla presentazione di questa nuova fatica s’è visto, s’è notato: il velluto della giacca è intatto, così anche la cravatta tweed, ma il pizzetto gli si è inzuccherato di bianco, in pochi anni, e le gonne delle ninfette nel suo nuovo romanzo si son fatte più lunghe, morigerate, appena un po’ scosciate, sì, ma solo al circolo del tennis. Già, al tennis, di domenica mattina, quando i cappellini bianchi delle giovani promesse romane hanno l’ odore dei pini, e alla clubhouse non si fa che un  fitto parlare del gossip generazionale. Il nuovo libro di Alessandro Piperno è una claudicante mucca bianca, già munta allo stremo e “con le peggiori intenzioni”: tra i figli della lupa passa questo erbivoro albino, e semina merda sulla condizione tipica del giovane  emergente; e quello vi nuota nella scia della mucca, e se ne bea. Il nuovo libro di Alessandro Piperno è travertino che sanguina, una pietra scolpita d’ inedia giovanilistica. C’è il fumo delle redazioni, la ressa nelle stazioni, la neve finta sui pini sintetici dei grandi magazzini. Ed in mezzo lui, la sua tastiera, il suo sigillo sulla ceralacca. Il nuovo libro di Alessandro Piperno è il ritratto dell’ assenza, folgorata nella sua posa migliore: un maledetto bisogno di esserci. E così, c’è. 


Il nuovo libro di Alesandro Piperno
Verosimilmente Mondadori.
A più o meno 18 euro. Circa 250 pagine. 
Prima o poi.

 





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Vedi Omar quant'è bello.
post pubblicato in Letteratura, il 10 novembre 2006


 

“Lei è in arresto.” “Ma com’è possibile che io sia in arresto? E a questo modo ?” “A queste domande non rispondiamo,” disse il sorvegliante e immerse il pane imburrato nella coppetta del miele. “Mi si dovrà rispondere,” disse X “Ecco i miei documenti d’ identità, ora mi mostrino i loro e soprattutto il mandato di cattura.” “Oh santo cielo!” disse il sorvegliante, “Possibile che non riesca a rassegnarsi alla situazione! Sembra che lo faccia apposta ad irritarci inutilmente, noi, le persone che in questo momento le sono forse più vicine!” “E’ così, creda,” disse il sorvegliante e non portò alla bocca la tazza di caffè che aveva in mano, ma guardo X con un lungo sguardo, probabilmente significativo, anche se indecifrabile. X si lasciò coinvolgere, senza volerlo, in un dialogo di sguardi con il sorvegliante, poi però battè sui documenti e disse: “Ecco i miei documenti d’ identità.” “E che ce ne facciamo?” escalmò a questo punto il sorvegliante più alto, “Lei si comporta peggio di un bambino. Cosa vuole? Siamo impiegati di grado inferiore che quasi non s’intendono di documenti d’ identità. Ecco tutto quello che siamo, e tuttavia siamo in grado di capire che le autorità superiori, al cui servizio ci troviamo, prima di disporre un arresto del genere, sui motivi dell’ arresto e sulla persona dell’ arrestato si informano molto bene”.
Che razza di persone erano quelle? A che autorità si rifacevano? X si trovava in uno Stato di Diritto, vi regnava la pace, tute le leggi erano in vigore, chi osava irrompergli in casa?

Ma no, lettori cari, che andate pensando? Non sono le memorie di Abu Omar. E’ Kafka, fessacchiotti.
 
    




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Almeno il pane, Fidel
post pubblicato in Letteratura, il 21 ottobre 2006


 

Cari lettori, chi di voi legge LibMagazine conosce già Gordiano Lupi. E quindi dovrebbe sapere che parliamo di una persona che si occupa con estrema serietà e competenza di Cuba.
E’ per questo che tengo ad invitarvi all’ acquisto ed alla lettura dell’ ultima fatica di Gordiano: un picciol libro dal titolo “Almeno il pane, Fidel”, edito da Stampa Alternativa.
E’ un’ occasione per scoprire aspetti diversi di Cuba; diversi dalla normale cifra che ne viene offerta. Non è, quindi, una guida al turismo sessuale, e neanche il decalogo dell’ indignato. Ma un elisir per chi conosce la libido della denuncia documentata.  Scrittura semplice e senza narcisismi, ché la Cuba descritta è sporca e non ci si può specchiare. 

A noche yo tuve un sueno
que cosa mas placentera
yo me encuentraba bailando
en una esqina habanera…

Una notte ho fatto un sogno
Che cosa meravigliosa,
io stavo ballando
in una strada avanera…







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Il vangelo secondo Saramago
post pubblicato in Letteratura, il 1 settembre 2006

Quello di Saramago è un vangelo ateo. Non perché rinneghi Dio, ma perché ne rivoluziona spietatamente la percezione. Se prima di scrivere questo romanzo avesse potuto leggere l’ enciclica di Benedetto XVI, Dio è Amore,  Saramago ne avrebbe certamente condiviso il titolo: Dio è certamente amore, ma amore solo per sé stesso. Giacché innegabilmente, nel romanzo, s’ evidenzia come sia stato l’ uomo ad aver creato Dio a sua immagine e somiglianza, e non viceversa.
Un Dio terribile in questo vangelo, artefice della soprannaturalità di Cristo, ma non nella miracolosa espressione redentiva che conosciamo, macché: il Dio di Saramago è un sabotatore del creato. Un creato immerso nel quale, molto più rassicurante di Dio, s’aggira il Diavolo, sotto le sembianze d’ un pastore alla guida d’ un mirabolante gregge di cui non si nutre e sul quale non specula.
Il Diavolo è il male, in questo romanzo, solo perché non è onnipotente. Il bene va digerito come tale, anche se si spiega in stragi d’ innocenti, perché è inevitabile. La provvidenza.
Ne Il vangelo secondo Gesù Cristo, Giuseppe conosce carnalmente Maria fino a farne madre di otto figli dopo Gesù, e ciò non può essere inteso come una provocazione, ché una provocazione è già fondare una fede su un parto senza fecondazione, piuttosto che su mille fecondazioni che, Dio lo vuole – ma perché poi lo vuole? - , non arrivano al parto.
Altrettanto non è provocatorio far morire Giuseppe su una croce romana all’ età di trentatre anni, perché provocatorio è credere ad un disegno che prevede la salvezza del padre e la morte del figlio.
Gesù, nella vita che gli assegna Saramago, fa l’amore decine di volte con Maria di Magdala, tante di quelle volte che sembra che il sesso, quello non riconducibile all’ ufficio dell’ obbedienza familiare, sia nato proprio lì ed in quel momento.
Nell’ incontro tra Dio, Gesù e il Diavolo, nella fitta nebbia di un lago, Gesù conosce il disegno di Dio e lo disprezza, sbigottisce di fronte alla superfcialità con il quale il Diavolo chiede il perdono di Dio e non l’ ottiene.
Questo romanzo è la  storia di un uomo qualunque che muore sulla croce, ed il cui sangue versa in una scodella messa lì da un pastore.
Se c’è qui un messaggio di cristianità che possa dirsi inestimabile è quello della denuncia dell’ orrida indifferenza di Dio per gli uomini, e degli uomini per gli uomini.
Il Graal c’è anche in questo romanzo, se proprio lo volete, come c’è sempre, e dappertutto; del resto il Diavolo vi depone la dentiera, addormentandosi, tutte le sere.  

Il vangelo secondo Gesù Cristo
Jose Saramago, Einaudi
410 pag. -  € 11,50






permalink | inviato da il 1/9/2006 alle 15:36 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (16) | Versione per la stampa
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