.
Annunci online

Una Ferrari ed un Alonso. Coincidenze di Miami Vice
post pubblicato in Cinema, il 15 ottobre 2006




Lo sapete, non sono di quei blogger con la puzzetta sotto il mouse: qui si scrive di tutto, ma a certi film concedo solo poche battute. Niente che possa considerarsi, anche solo lontanamente, una recensione.
Di Miami Vice, film tutto bum bum di moderni archibugi, quindi dirò solo che nelle primissime scene c’è un biondo alla guida di una Ferrari che raggiunge e supera un tizio che si chiama Alonso. Così, una coincidenza che m’ è sembrata di buon auspicio. 
 




permalink | inviato da il 15/10/2006 alle 2:26 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
Scoop
post pubblicato in Cinema, il 8 ottobre 2006



Ebreo di nascita, convertito al narcisismo...


Si possono fare commedie senza errori, eludendo qualche cliché. Ed anche si possono fare commedie senza errori utlizzando, in opportuna combinazione, due o più cliché. E’ così che si può nascondere dietro la  trama d’ un giallo una perfetta commedia degli errori. Lievissima, ché sarebbe  ingrato dirla leggera.
Prova ne sia che il cinema d’autore soffre l’ insostenibile leggerezza della commedia, poiché fonda esclusivamente sulla trasmissione di valori, o su una tensione tecnica a volte sfinente. La commedia d’ autore di tutto ciò se ne ride. E fa bene.
La commedia d’ autore trova il suo tempo, sempre.  E concede che si recensisca glissando completamente su trama ed interpreti. Anche quando questi sono Woody Allen e Scarlet Johansson.
Uno che della commedia all’ italiana ha sempre parlato male, ha detto, in un recente cammeo, che è sempre tempo per scrivere una commedia. Ed è vero.  
Sia detto con il dovuto rispetto…






permalink | inviato da il 8/10/2006 alle 22:9 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (12) | Versione per la stampa
Ti lascio, ti odio, ti...
post pubblicato in Cinema, il 2 ottobre 2006



Poche parole su questo film comicamente romantico. Provo a sintetizzarvi il tutto con la seguente, impopolare, espressione tardo stilnovista:


La donna è l’ anello di congiunzione tra l’ uomo ed il mutuo.

 

Ho detto.



permalink | inviato da il 2/10/2006 alle 14:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (22) | Versione per la stampa
Black Dahila
post pubblicato in Cinema, il 30 settembre 2006



 

Qui ci sono eroi polizieschi simili a quelli di David Mamet, quelli che poi furono detti intoccabili dallo stesso Brian De Palma. La trama del bene contro il male ha bisogno di eroi, figuriamoci. E questo vale anche quando tra questi si nascondono mezzi eroi, e tra i cattivi, altrettanto, solo poveri pazzi.
Balck Dahila, ancora come Gli Intoccabili, è un western urbano dove però ogni sparo pretende di avere un senso. Lo spettatore si perde, ed alla fine, mentre i troppi misteri si svelano, si sente come Basettoni mentre quel superbo di Topolino spiega linee e curve del caso svelato. Manetta, grugnendo, mangia pop-corn. Rimane solo, per chi ce lo trova, il morbo della gelosia, quello che in un triangolo ad anello debole s’ innesca tra la tracotanza di un vertice nei confronti di un altro necessariamente più acuto. E qui, Black Dahila è Scarface.
La regia è perfetta, e qualsiasi sbavatura annega nella finta pellicola invecchiata. Del resto, c’è un mare di seppia tra il giallo ed il noir.





permalink | inviato da il 30/9/2006 alle 15:54 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (8) | Versione per la stampa
Nuovomondo
post pubblicato in Cinema, il 28 settembre 2006




Agli inizi del secolo scorso gli italiani partivano con i piroscafi ed arrivavano ad Ellis Island. Lì  venivano visitati, interrogati, valutati e schedati anche secondo la loro intelligenza. La storia c’è tutta, e valeva farci un film. A molti italiani fa bene sapere che questo è stato.
Per partire, i protagonisti di questo film scambiano gli animali di casa con vestiti degni del nuovomondo. Oggi, molti nuovi mondi vestono abiti indegni della disperazione di chi vi approda.
La confezione del film non è particolarmente suggestiva; esclusa la scena della partenza dal molo: laddove i sogni perdono concretezza e si trasformano in sacrifici nuovi, diversi da quelli da cui si fugge, ma comunque sacrifici.
Il sogno dell’ emigrante, ed in esso il miraggio del nuovomondo, è rappresentato con immagini surreali. Scene un po’ forzate quelle dei miraggi d’ ortaggi giganti ed alberi che stillano monete.
Ellis Island non è la corte di Nerone, e le vecchie siciliane, meschine, non hanno nulla in comune con Poppea. Ma è impressionante quante persone siano arrivate su quell’ isola,  sognando – come vuole Crialese – di andare a fare il bagno nel latte.




Con questa nave il nonno di mio padre,
nel 1929, è arrivato ad Ellis Island.

 




permalink | inviato da il 28/9/2006 alle 15:13 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (9) | Versione per la stampa
La stella che non c'è
post pubblicato in Cinema, il 10 settembre 2006

C’è solo una cosa che può rovinare una storia più una di coincidenza: il fatto che questa si ripeta. A Shangai, tra miliardi di cinesi, un italiano addetto alla manutenzione di un altoforno, appena arrivato in Cina, incontra una ragazza già conosciuta in Italia. Poi se ne separa, ed ancora, come se la ragione dovesse cedere a tutto, la reincontra. Non è verosimile, e non va bene che sia inverosimile la chiave di volta di una trama neorealistica: quella d’ un uomo che parte per la Cina per assolvere ad un obbligo di buon senso.
La Cina è il protagonista del film: dai panorami ricercatamente bucolici, alle fitte trame urbane, dal degrado fino all' ostentata crescita industriale, dalla solidarietà come cifra culturale alla negazione dei diritti fondamentali.
Lunghe scene mute mitigate solo dall’ uso abbondante della macchina mobile. I panorami piegano intorno ad una trama schiacciata dalle atmosfere documentaristiche. Non è detto che un buon film non possa essere tale senza un finale soddisfacente, ma qui sarebbe stato proprio necessario: lo spettatore lo attende fiducioso per assolvere il film di buona parte del resto, ma in questo film il finale è proprio la stella che non c’è. Non è dunque colpa solo del caso beffardo se è andato ad un film cinese il Leone d’oro italiano,  piuttosto che, come qualcuno s' aspettava, ad un film italiano che ha voluto parlare cinese.  






permalink | inviato da il 10/9/2006 alle 22:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa
Sfoglia settembre