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Miss America
post pubblicato in Caro Barnaba, il 19 dicembre 2006



Caro Barnaba,
Tara Conner, miss America, dovrà rinunciare al titolo perchè ha partecipato ad una notte brava a base di drink in un locale di New York dove vige, per i ventunenni, il divieto di consumare alcolici . Una punizione tanto severa soltanto per aver alzato il gomito! Se invece fosse stata più furba ed avesse aperto le gambe sarebbe stata, come minimo, scritturata in un programma domenicale di intrattenimento per famiglie.

Commander


Questo blog sta diventando un lupanare. Che bello!





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Mala tempora
post pubblicato in Caro Barnaba, il 16 dicembre 2006



Celestino mi scrive, nel consueto stile, una lettera molto significativa. E’ un decalogo più che una lettera.  Vi si mette a fuoco il cosiddetto imbarbarimento della specie, forse – non ne son sicuro – accenna ad una pericolosa tendenza al giusnaturalismo. L’ uomo è lupo all’ uomo, e la donna l’ allupa. In un mirabolante crepitio tettonico Celestino distribuisce fotogrammi della società che implode. Segnatamente: l’ eutanasia esautora la morte dal suo ruolo regolatore del ciclo dell’ esistenza, la sacralità della vita derisa con la profanazione dell’ embrione, l’ aborto ch’ espone la specie  al pericolo dell’ estinzione, l’ edononismo omosessuale che abatte il senso della famiglia. Tante cose dice Celestino. Le dice quasi tutte. Ha mancato solo di ricordare a noi tutti che la masturbazione rende ciechi e che chi fa la spia non è figlio di Maria. 





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La ragione influenzata
post pubblicato in Caro Barnaba, il 12 dicembre 2006



Celestino ventila la possibilità che sia impossibile decidere, in modo non viziato, per Welby e per chi è nelle stesse condizioni di questi. Dice: nel momento che godo buona salute, come posso ragionare d’eutanasia od altro? Non sono neanche un po’ d’accordo. Se si ammette che la suggestione data da eventuali contesti possa essere in grado di obnubilare qualsiasi ovvia necessità: quale quella di riconoscere a Welby il banale diritto di disporre della sua esistenza, si dovrà procedere per assurdo e, per analogia, applicare il teorema anche ad altre situazioni. Così in parlamento isitituiremo una commissione di cateterizzati per legiferare in materia di pensioni, di imberbi adolescenti per discutere di problematiche giovanili, e Luxuria sarebbe il migliore dei ministri delle pari opportunità possibile. Dite che funziona? A me non sembra proprio.  


 




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L'esercito del faraone sommerso dal mar rosso
post pubblicato in Caro Barnaba, il 9 dicembre 2006


 

A prescindere dalle valutazioni che Ahmadinejad e compagni  esprimono sull’ olocausto, leggendo queste righe di Celestino, credo sia legittima una considerazione. Questa: nella sua follia, Ahmadinejad  ha delle ragioni antiche; ragioni che io valuto considerabili  presso lo zero assoluto, ma comunque antiche. Vero è che la vetustà delle ragioni non rende queste più rispettabili, ma pure si deve ammettere che queste, proprio perché vengono da lontano, non possono essere affrontate solo nel loro stretto merito, quanto, piuttosto, devono essere considerate soprattutto per il fondamentalismo che in tutte le possibili degenerazioni ne è scaturito. Negare la storia come fa Ahmadinejad non è forse la peggiore delle degenerazioni del fondamentalismo? Laddove – è chiaro – mente umana possa intendere qualsiasi fondamentalismo, in sé stesso, ancora degenerabile. Questo, il fondamentalismo - uno qualsiasi -, parrebbe già un superlativo assoluto e non è il caso qui d’ insistere nella metafora per specificare di quale aggettivo. Ahmadinejad, nel suo specifico, dimostra che non è necessariamente così perché la negazione dell’ olocausto  è di una gravità tale da permettere di immaginare che un fondamentalismo, pericolosissimo qual è quello islamico, possa addirittura ancora degenerare.
C’è da chiedersi poi se il germe dell’ antisemitismo che prolifera nella comunità internazionale sia verace come quello che obnubila quella regione tormentata dove molto male convivono ebrei ed islamici. Questo antisemitismo diplomatico, chiamiamolo così, non è forse il superlativo ideologico dell’ antimperialismo americano? Si crede che interessino davvero così tanto ai teorici della  sproporzione israeliana le sorti di quel conflitto? O forse costoro ne sono semplicemente affascinati per quello che quel conflitto, oppurtunamente strumentalizzato e traslato sul planisfero geopolitico, rappresenta?





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Piccole intenditrici crescono
post pubblicato in Caro Barnaba, il 4 dicembre 2006




Caro Francesco, le scarpe di mia figlia Rosa in similoro, penso ti faccia piacere avere delle piccole ammiratrici. C
iao.

Egine

 



Sono entusiasta, è ovvio. Dì alla piccola Rosa che ora ho anche un paio di occhiali rossi che, a confronto, Mughini non è più nessuno. Baci.




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Il sorbetto riformista
post pubblicato in Caro Barnaba, il 4 dicembre 2006



Conosco almeno due tipi di riformismo, anche se non non escludo che ne possano esistere anche altri i cui connotati però mi sfuggono. Ce n’è uno che può dirsi meramente di metodo, e che quindi è destinato  ad essere idillio temporaneo tra idea e azione; e poi ne identificherei un altro nel luogo dei punti in cui quel metodo,  inapplicato, si è radicato. Del primo effettivamente può dirsi ciò che ne dice il buon Celestino: questo in vero pare essere come una pietanza da servire fra una portata e l’altra.
Un sorbetto di transizione tra una Repubblica e l’ altra, aggiungerei quasi. Non vuol essere un gioco di parole ma il riformismo di metodo, nella sua rivoluzione pacifica e di progresso, non può che instaurare, al massimo delle sue aspettative, un nuovo conservatorismo fondato sulla proba difesa del miglior Paese possibile. Schematicamente non fa una grinza, ma tutto ciò ha poco o nulla di realistico. Non sarà questa la prima volta che si parla di utopia conservatrice, o sbaglio? E poi c’è l’altro riformismo di cui dicevo: quello la cui sussitenza è piegata ineffabilmente dal compromesso di governo, quale che sia il mutevole colore di questo.
Oggi, nel nostro Paese, ci sono due coalizioni i cui leader si isiprano direttamete ad un supposto riformismo: l’ italia che cambia, l’ italia che deve cambiare, l’ italia che stavamo cambiando ma poi i brogli etc…. Sorbetti, son sorbetti.
La piazza, penultimo arnese della menzogna del potere dirigista, ne pare effettivamente stomacata. S’ avvede, pare, che la sua mobilitazione è funzionale solo a giustificare reiterate incoronazioni. Le primarie-farsa prima, le azzure sventolanti libertà dopo. Queste mobilitazioni servono, è evidente, solo a fornire questi sprovveduti senza argomenti il bronzo che serve per agitare il vessillo della partecipazione: una gestualità che, all’ osso, si concreta nel balletto delle cifre. Place della Concorde, dice Celestno. Place Vendome, gli si risponderà. Ché tanto si tratta solo di vantare l’ obelisco più lungo o più rappresentativo, e di provocare nell’ avversario il timore reverenziale che s’ annida nei numeri. Quella con l’obelisco egiziano di Luxor, coperto di geroglifici dal significato misterioso, o quella della colonna bronzea con in cima Napoleone che sbircia nelle stanze dell’ Hotel Ritz? Quale piazza è più riformista? Quale dei due sorbetti è fatto con i limoni di sorrento, e quale, invece, con l’ insulsa polverina del bristot?
 

 




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Nel vetro, il barbaro rosso ed il barbaro nero.
post pubblicato in Caro Barnaba, il 29 novembre 2006



Celestino dice  che “un barbaro è per antonomasia un impietoso, un crudele, un disumano”.  In buona sostanza è vero; dice bene. Quello del “barbaro” però è il più relativo dei concetti. Senza codice comune siamo tutti barbari per il prossimo, homo homini barbarus, quasi. E ci vuol poco a smarrire il codice declinando le desinenze, ché a Napoli, ad esempio, i barbari sonoi “cafoni”; ove per cafoni s’ intendano quei portatori sani di  vocali più aperte o, a sorpresa, più chiuse che dalla cumana o dalla circumvesuviana si riversano ogni giorno nella città. Barbar, miracolo onomatopeico dell’ incomprensione, ‘sti barbari. Ma così, ognuno per l’altro appena diverso, come per la morale, esistono codici superiori escludenti che fanno subito barbaro ciò che in qualche modo è alieno.
Ma questa reciproca eslusione barbarica sì può rendere, forse, anche in senso inverso? La più fresca delle menti che io conosco, a proposito dei punti di vista,  porta sempre l’ esempio dei due pesciolini nella boccia di vetro. Ce n’erano uno rosso ed uno nero, racconta, ed un giorno quello nero morì. Ma quale pesciolino era morto davvero? Era possibile ritenere che il pesciolino rosso si fosse sempre riconosciuto nell’ altro, e viceversa. Al punto che, magari, l’ uno fosse convinto d’ essere del colore dell’ altro. E dunque alla morte di  uno dei due qual è il colore giusto da assegnare? Nella coscienza del sé c’è tutto il fascino vero del relativismo.
La storia dei pesciolini di colore diverso, dunque, lascia aperto questo spazio d’ indagine che s’ inarca tra la percezione dell’ altro e quella dell’ Io. Il conflitto barbarico, la guerrà tra civiltà, è solo una prospettiva possibile, la più frequente e probabile anche, ma, come si vede, non l’ unica. Quella delle miniere dell’ anima dove "esplode il grisou" è un' immagine che m’ affascina. Ma così, temo, muoiono tutti e due i pesciolini, quello rosso e quello nero. E a chi giova?


 




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Fra grandeur e mesquinerie
post pubblicato in Caro Barnaba, il 27 novembre 2006



Non è mica detto che gli Hezbollah spareranno sulle truppe Onu, come dice Celestino. Non è assolutamente detto. Ma nel caso ciò dovesse essere non credo che Prodi incontrerebbe difficoltà di sorta. Il nostro Presidente del Consiglio è ormai  arcinoto per la disinvoltura con la quale argomenta e difende opinioni che non condivide.


 





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Adamismo riscattatore
post pubblicato in Caro Barnaba, il 26 novembre 2006



Tutto è puro per i puri, vorrei dire al nostro Celestino. E mi darei così la zappa sui piedi, ché lo scandalo è una gobba della morale. Di conseguenza ancor più scandaloso è dar di puro o meno puro. A dispetto del Vangelo, comunque, per via di un ipotetico scandalo io non mi amputerei nulla, ne mi caverei alcunché. Quanto alla gayezza, poi, ancor peggio. Proprio un  gay, trovatosi a passare per questo blog, mi fece notare che c’è poco o nulla di più frocio che levar scandalo per vere o supposte diversità. Che Lectio Magistralis, quella! 
 

 





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La soglia di incompetenza dei senatori a vita.
post pubblicato in Caro Barnaba, il 23 novembre 2006


Caro Barnaba, ma secondo il principio di Peter, i Senatori a vita hanno raggiunto il loro livello di incompetenza?Un saluto,

Marco Zamparini



Non necessariamente, caro Marco. Vedi, il dato non è omogeneo: il principio di Peter vale per i senatori a vita di nomina, e non per quelli che sono Presidenti emeriti della Repubblica. Quelli in qualche modo sono degradati e non promossi,  ed in qualche rarissimo caso, nonostante la competenza. Democrazia e meritocrazia coincidono sempre più di rado.






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