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Il sogno di Eugenio
post pubblicato in Caro Barnaba, il 31 ottobre 2006


«Cum in Africam venissem M. Manilio consuli ad quartam legionem tribunus, ut scitis, militum, nihil mihi fuit potius, quam ut Masinissam convenirem, regem familiae nostrae iustus de causis amicisimum».

Caro Barnaba, inizia così un’opera celeberrima di Cicerone: “Somnium Scipionis”.
Il sogno di Scipione, quasi un inserto del De Republica che vuol essere la summa virtuosa dell’arte di governare la Repubblica.
“Est igitur, inquit Africanus, res publica res populi, populus autem non omnis hominum coetus quoquo modo congregatus, ma una riunione di gente associata per accordo nell’osservare la giustizia e per comunanza d’interessi”.
I
l sogno è l’espediente che mette in condizione Cicerone di essere testimone della sua veracità, e non importa che il racconto sia stato deriso dagl’ignoranti che criticano il sogno dell’Africano, la favola conserva intatta la propria dignità.
Non c’è vaticinio che il Tiresia cieco possa anticipare a Edipo che l’ interroga, c’è la verità come profumo di giustizia senza Finanziaria: “Tremenda pena il sapere se non giova a chi sa”.
Ma sanno tutti, da Sartori che para l’assalto all’arma bianca di Prodi, al Senato che culla i Catilina del dissenso, a Napolitano, ai cortei vocianti sotto le finestre di Eugenio e le sirene allettanti della polizia che cantano agli Ulisse, ai riformisti moderati riformisti, a D’Alema privato dell’abusato cellulare, a Fassino, a De Mita, a Parisi sulla soma dell’Asinara, a Rutelli che resta tuttora ‘nu bello guaione che convive cu Bertinotti, Giordano e Curzi: da Platone a Cicerone alla Tragedia greca, è sempre il potere oggetto del vaticinio. «Ille discessit, ego somno solutus sum».
C
osì Scalfari potrebbe tornare a rifare i conti svegliandosi dall’incubo.

Celestino Ferraro

 

Caro Celestino, tutti sanno, è vero. Ed oggi l’ interrogativo non si pone sul chi sa, né sul chi sa cosa. Semplicemente si pone sul quando. Tutti sanno ma, come tu stesso mi dicevi sorbendo quel buon caffè: cui prodest?


 





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Profezie. Scapezzone.
post pubblicato in Diario, il 31 ottobre 2006



A Capezzo', e non di' che n' t' avevo avvertito. Vabbe', su, c' hai provato.
 
  




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Blablatter
post pubblicato in Dardi di Nardi, il 30 ottobre 2006



Il presidente della Fifa ultimamente blatera.

  





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Governissimo. Vengo anch' io? No, tu no.
post pubblicato in Dardi di Nardi, il 30 ottobre 2006



Bertinotti dice no alla grande coalizione. Anche se, per la verità, nessuno l' ha invitato.






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LibMagazine. Geppy Nitto vs Giulietto Chiesa
post pubblicato in Diario, il 30 ottobre 2006

Signori, dovrei segnalare tutto di questo numero di LibMagazine, ma mi limito a dirvi che le vostre pupille sono attese su uno strepitoso scambio epistolare tra il nostro Geppy Nitto e Giulietto Chiesa. E poi, se vorrete, leggerete di “Villaggi operai” grazie all’ ottimo Fronterré. Io ho piantato un chiodo. Prima o poi mi darò il martello sul dito, lo so. 





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Enigmistica
post pubblicato in Diario, il 30 ottobre 2006



"Prodi cadrà per rottura al centro"


(Gianfranco Fini)

Il solutore inverta in libertà e sadicamente l' ordine delle parole.




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Quis custodiet ipsos custodes?
post pubblicato in Caro Barnaba, il 29 ottobre 2006


Caro Barnaba, il motto di Giovenale è ora molto noto, a proposito di chi cade nelle stesse mancanze che istituzionalmente dovrebbe impedire agli altri, o per esprimere ironica sfiducia nei confronti di capi e governanti.

La bagarre spionistica che avvolge l’Italia è come l’elettrone di Rutherford, una nuvola d’indizi che nuvolano e che non sono mai là dove credi che siano. Si fanno nomi, si architettano scenari i più disparati e destra e manca si ritrovano contemporaneamente allo stesso posto da cui erano partiti a spalle opposte.
Il dubbio assale la certezza ed il sospetto la fa da grande. Ognuno si guarda circospetto, sbircia con aria indifferente l’avventore che come lui sorbisce ‘na tazzulella ‘e cafè al bar; i telefonini sono in crisi, l’etere è silente, se si vede tal altro prendere appunti in un taccuino, si teme di riflesso che lo si stia spiando per conto di Caio che è suo carissimo nemico. Tutti spiano tutti: io spio, tu spii, egli spia, noi spiamo voi spiate, essi spiano.
Qualcuno parla di falso bersaglio (di polverone) per distogliere l’attenzione dalle salmerie dell’Unione che attraversano il guado della Finanziaria con gran fatica.
Ma per non perdere il filo: come difendersi dalle insidie di chi dovrebbe custodire l’onestà delle mogli messe sotto tutela? “Metti un catenaccio! Impediscile di uscire!”.

Ma chi custodirà poi i custodi? È Giovenale, Satire, VI, 346-8. Descrive anche l’insaziabile luxuria di Messalina, prima moglie dell’imperatore Claudio. Immoralità e vizi di donne e uomini , fastose dimore di ricchi dediti alle luxurie che Minosse giudica nel secondo cerchio dantesco.
Non gli è da meno Montesquieu: «Il en est de la luxure comme de l’avarice : elle augmente sa soif par l’acquisition des trésors». “La lussuria è come l’avarizia : aumenta la propria sete con l’acquisizione dei tesori”. (“De l’esprit des lois”).
Roma docet, siamo tornati ai tempi dissoluti di Adriano (l’imperatore aveva per amante il bellissimo Antinoo). Roma è ricettacolo di prostitute, lenoni, cacciatori d’eredità, parassiti, omosessuali, attori e mimi.
A quel tempo erano le ambascerie a venir intercettate, perciò poi il detto: “Ambasciator non porta pene”. Forse lo lasciava a casa prima d’ambasciare.

Celestino Ferraro


Caro Celestino, c’è una “Grande Magia” eduardiana che vuole pochi eletti dotati di un terzo occhio. In quella magia l’ iperbole percettiva si concreta in nuova dimensione che concede d’avvedersi dell’ insolito. Un terzo occhio, ché tutti ne hanno solo due, ed alcuni neanche quelli, anche se non si dicono ciechi. Tu dici molto bene, Celestino. Ed io apprezzo  molto quanto hai scritto. Ma non posso che rilevare la necessarietà di un “terzo occhio”. Un occhio che ci conceda di guardare alle nostre spalle. Peras imposuit Iuppiter nobis duas: ecco, non siamo gobbi per i difetti degli altri che ci pendono dal petto ed abbiamo sempre sotto gli occhi;  siamo piuttosto piegati  dal gibbo dei nostri difetti. Con un terzo occhio potremmo avvedercene, magari anche distinguere. Spiare le mancanze degli altri, a volte, ci torna utile per espiare le nostre. Ci vuole un terzo occhio, Celesti’. T’ abbraccio.
 

 




permalink | inviato da il 29/10/2006 alle 16:4 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (8) | Versione per la stampa
Saviano in copertina. La mafia prende la mira?
post pubblicato in Caro Barnaba, il 28 ottobre 2006


Caro Barnaba, Saviano alla fine è giunto in copertina. Non si sa se per far prendere le misure a chi di dovere o per fargli prendere la mira. Saluti, uno che non legge libri sull' Antimafia ovvero un complice dell' ignoranza che crea la Mafia.

 

Vincenzo K. Ricchiuti



Caro Vincenzo, Saviano è ora in una situazione di sovraesposizione. Sagacemente mi sembra che tu ti chieda se questa sovraesposizione giovi o meno a questo giovane autore. Ti dirò:  certamente sì, ed anche no.
Mi spiego. Saviano rischia effettivamente: le sue non sono fisime vittimistiche. Il rischio che corre è reale e palpabile. E la sovraesposizione in qualche modo gli nuoce. E’ vero anche però che forse i riflettori della grande stampa hanno neutralizzato, agli occhi della Mafia, la carica “eversiva” di Saviano. Sì, perché quel genere di delinquenza teme più un eroe locale che uno nazionale, così come teme più un giudice che l’ artefice di una legislazione “punitiva”. A volte, però, non è neanche così. A volte succede che gente come Saviano fa cose utili, e magari viene neutralizzato prima che tutti noi possiamo avere la possibilità di conoscerlo. Ed a conti fatti, quindi, è bene che Saviano sia andato sulle copertine. Per lui, ed ancor più per noi.
Quanto al fatto che l’ ignoranza sia complce della Mafia, su questo non c’è dubbio. La Mafia si nutre d’ ignoranza. Ecco, Vincenzo, tu però l’ ammetti. E l’ ignoranza scondita d’ ipocrisia per la Mafia è un punto più indigesta. Ed anche questo, non andrà bene, ma non va neanche malissimo. Tu ti poni, rispetto a Sodoma e Gomorra, come uno dei "a Lot of". Bhe, ora che lo hai detto: uno in meno. 

 
Si ringrazia la redazione di Libero




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Berlusconi. Tradurre tradendo.
post pubblicato in Diario, il 27 ottobre 2006


 

Tradurre la retorica Berlusconiana è esercizio sempre spassosissimo. Tradurre, in generale, è esercizio sempre spassosissimo. 
Del resto, diversi megabyte fa, sempre su questo blog, s'è scritto che la traduzione è l’ unica lingua universale. Le lingue sono diversissime tra loro, scopro il capuccino schiumato!,  ma il metodo di traduzione è praticamente sempre lo stesso. 
In base a ciò, si può tradurre Berlusconi rendendo un codice comprensibile a tutti: forcaioli leghisti, destri sociali, riformisti ambidestri, socialisti in varie salse, e centristi alla coque. 

Ecco, tradurre oggi il rilancio berlusconiano della Grande Coalizione è un gioco da ragazzi proprio per i centrisi alla coque, quelli che è sempre meglio un uovo oggi…
Traducendo, quindi, l’ espressione berlusconiana “siamo pronti per la Grande Coalizione” nel codice più prossimo ai centristi di cui sopra s’ ottiene: “al senato, sulla fiducia, votate leggeri, ché non si torna a casa. Il panettone c’è per tutti”.
Quando si traduce da una lingua all’ altra, però, è inevitabile che qualche sfumatura del testo originale vada persa. Ma è tollerabile. In fondo “tràdere” è sempre un po' “tradìre”.
Chi ha senatori per intendere, intenda. 






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Non calpestare i palmipedoni.
post pubblicato in Caro Barnaba, il 27 ottobre 2006



Caro Barnaba, ci sono buone notizie: noi italici umani stiamo lentamente, ma inesorabilmente, migliorando. Oggi percorrevo il centro abitato in auto quando, all' improvviso, ho sentito l' irrefrenabile necessità di rallentare, fermarmi e far passare una persona che attraversava un passaggio pedonale. All' unisono, nel senso opposto, un altro automobilista faceva lo stesso. Nessuno dei due è stato preso a male parole da chi, dietro noi, sopraggiungeva e ha dovuto a sua volta fermarsi. Un saluto.

Marco Zamparini


Caro Marco, lo dicevo proprio l' altro giorno ad una cara amica: la civiltà è un valore indotto.

  







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