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Nel vetro, il barbaro rosso ed il barbaro nero.
post pubblicato in Caro Barnaba, il 29 novembre 2006



Celestino dice  che “un barbaro è per antonomasia un impietoso, un crudele, un disumano”.  In buona sostanza è vero; dice bene. Quello del “barbaro” però è il più relativo dei concetti. Senza codice comune siamo tutti barbari per il prossimo, homo homini barbarus, quasi. E ci vuol poco a smarrire il codice declinando le desinenze, ché a Napoli, ad esempio, i barbari sonoi “cafoni”; ove per cafoni s’ intendano quei portatori sani di  vocali più aperte o, a sorpresa, più chiuse che dalla cumana o dalla circumvesuviana si riversano ogni giorno nella città. Barbar, miracolo onomatopeico dell’ incomprensione, ‘sti barbari. Ma così, ognuno per l’altro appena diverso, come per la morale, esistono codici superiori escludenti che fanno subito barbaro ciò che in qualche modo è alieno.
Ma questa reciproca eslusione barbarica sì può rendere, forse, anche in senso inverso? La più fresca delle menti che io conosco, a proposito dei punti di vista,  porta sempre l’ esempio dei due pesciolini nella boccia di vetro. Ce n’erano uno rosso ed uno nero, racconta, ed un giorno quello nero morì. Ma quale pesciolino era morto davvero? Era possibile ritenere che il pesciolino rosso si fosse sempre riconosciuto nell’ altro, e viceversa. Al punto che, magari, l’ uno fosse convinto d’ essere del colore dell’ altro. E dunque alla morte di  uno dei due qual è il colore giusto da assegnare? Nella coscienza del sé c’è tutto il fascino vero del relativismo.
La storia dei pesciolini di colore diverso, dunque, lascia aperto questo spazio d’ indagine che s’ inarca tra la percezione dell’ altro e quella dell’ Io. Il conflitto barbarico, la guerrà tra civiltà, è solo una prospettiva possibile, la più frequente e probabile anche, ma, come si vede, non l’ unica. Quella delle miniere dell’ anima dove "esplode il grisou" è un' immagine che m’ affascina. Ma così, temo, muoiono tutti e due i pesciolini, quello rosso e quello nero. E a chi giova?


 




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Fra grandeur e mesquinerie
post pubblicato in Caro Barnaba, il 27 novembre 2006



Non è mica detto che gli Hezbollah spareranno sulle truppe Onu, come dice Celestino. Non è assolutamente detto. Ma nel caso ciò dovesse essere non credo che Prodi incontrerebbe difficoltà di sorta. Il nostro Presidente del Consiglio è ormai  arcinoto per la disinvoltura con la quale argomenta e difende opinioni che non condivide.


 





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Adamismo riscattatore
post pubblicato in Caro Barnaba, il 26 novembre 2006



Tutto è puro per i puri, vorrei dire al nostro Celestino. E mi darei così la zappa sui piedi, ché lo scandalo è una gobba della morale. Di conseguenza ancor più scandaloso è dar di puro o meno puro. A dispetto del Vangelo, comunque, per via di un ipotetico scandalo io non mi amputerei nulla, ne mi caverei alcunché. Quanto alla gayezza, poi, ancor peggio. Proprio un  gay, trovatosi a passare per questo blog, mi fece notare che c’è poco o nulla di più frocio che levar scandalo per vere o supposte diversità. Che Lectio Magistralis, quella! 
 

 





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La soglia di incompetenza dei senatori a vita.
post pubblicato in Caro Barnaba, il 23 novembre 2006


Caro Barnaba, ma secondo il principio di Peter, i Senatori a vita hanno raggiunto il loro livello di incompetenza?Un saluto,

Marco Zamparini



Non necessariamente, caro Marco. Vedi, il dato non è omogeneo: il principio di Peter vale per i senatori a vita di nomina, e non per quelli che sono Presidenti emeriti della Repubblica. Quelli in qualche modo sono degradati e non promossi,  ed in qualche rarissimo caso, nonostante la competenza. Democrazia e meritocrazia coincidono sempre più di rado.






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Berlusconi. Calvario delle Libertà o Libertà dal Calvario?
post pubblicato in Caro Barnaba, il 22 novembre 2006



Io non sono di quelli che pensano che l’ altra parte della mela sia marcia. Sarà che io stesso, verme, traforando sono passato bellamente da una parte all’ altra, e così poi, come il pendolo imbrigliato dall’ inerzia, attendo di rimaner sospeso verticalmente ad un vertice: chissà forse un principio che mi coinvolga completamente. Pensando alla manfrina del Berlusconi che lascia la politica e poi non lascia più, anzi poi magari raddoppia, ritorno alla grande colpa che quest’ uomo si porta dietro. Un peccato originale, in sé però non costitutivo ma risolutivo.
Di tutte quelle che gli si possono imputare, infatti, la peggiore colpa è rappresentata dal fatto che la parabola di Berlusconi debba finire in sé stessa, ovvero nella pentola d’ oro che, alla base dell’ arcobaleno, proprio non c’è.
E’ vero che il berlusconismo stesso, in coerenza con sé stesso,  non può avere successione. Alcuni diranno: bene!, lo capisco, ma non condivido. Non condivido per quel semplice fatto che l’ interposizione diretta tra finanza, grandi interessi e politica di cui si è reso protagonista Berlusconi doveva necessariamente essere temporanea. Ma nel delirio d’ eterna onnipotenza, o forse nell’ incapacità  logica di fronte a questa prospettiva,  quello spazio di rappresentanza s'è destinato a degenerare secondo lo stesso modello. E tanti saluti alla temporaneità.
Il nostro Celestino ha scritto di “Calvario delle Libertà” e “Libertà di Calvario”. Bhe, io credo che Berlusconi non consegnerà pagine alla storia che non siano quelle già spiegate dai fatti, dalla sua condotta, e dai suoi alternanti successi e insuccessi. Nella “Libertà del Calvario” credo, e ne biasimo il lascito reso a quella parte di mela che, dicevo, non può considerarsi tutta marcia.  Nel “Calvario delle Libertà” invece credo meno. Mi suona come compiatire il perfido padrone di casa che, vecchio e logorato dalla galera della sua stessa avarizia, prenda calamaio e carta per scrivere, alla luce di un mozzone di candela, il suo lagno di vita ed esperienze. Qualcosa che andrebbe poi pubblicato con il titolo evocativo de “Le mie pigioni”.


 





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Posta in uscita
post pubblicato in Caro Barnaba, il 21 novembre 2006


Scrivi, Malvino non necessariamente ti cestina.

 

Caro Malvino, qualche tempo fa ascoltavo, grazie alla sempre benemerita Radio Radicale, una relazione del ministro Giuliano Amato sul tema della criminalità organizzata. Il ministro esponeva concetti condivisibili e che, pur nella loro apparente banalità, davano esatta cifra della questione. In particolare ci si soffermava sulla differenza della situazione che c'è in Sicilia e quella che si registra in Campania. In Sicilia, bene o male, c'è un'unica grande mafia, per cui sparutissimi sono i casi di guerriglia interna. I conflitti sono sopiti dal sistema stesso e l'amministrazione, succube, sopravvive foraggiando la cupola. In Campania, invece, ci sono mille è più camorre, tutte tese l'una contro l'altra. In disaccordo su tutto, persino nell'interpretazione del loro stesso codice d'onore. Ascoltando, pensavo: ecco, finalmente, una distinzione tra Chiesa Cattolica ed Islam che mi soddisfa.

dal blog di Malvino




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Manifestazione di Roma. Celestino, a beatiful mind.
post pubblicato in Caro Barnaba, il 20 novembre 2006



L’ anonimo del sublime s’ è accanito oggi contro quei signori che sabato gridarono a Roma “dieci, cento, mille Nassirya". Non posso non dirmi d’accordo con lui. Specialmente laddove  nei connotati della sopraffazione demagogica  individua il delirium tremens tipico dell’ ubriachezza molesta.
Qui non vogliamo spacciare l’ ubriachezza per sete di vendetta, ma ci sono troppi avvelenati in giro che tirano acqua al proprio ciclo di Krebs.



Ed intanto è uscito l' inserto di LibMagazine. Vi tocca leggerlo.






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Finanziaria: Un’ora solenne nel cielo della patria.
post pubblicato in Caro Barnaba, il 4 novembre 2006


Caro Barnaba, si va verso il futuro, nel cielo del destino spunta l’aurora. Sembrerebbe che il poeta voglia il suo eroe: TPS. L’epica prodiana da tramandare ai posteri prima che l’apocalisse ci distrugga. Una palla d’acciaio nichelcromo, molibdeno, tungsteno, a tenuta stagna, sottoposta alle più alte e basse temperature per sperimentarne la tenuta: a prova di bomba nucleare.
Nella cavità è stata messa la Finanziaria, completa d’ogni accorgimento giuridico per farla navigare dal 1/1/2007. Sarà sparata nello spazio siderale e vagherà fra le stelle. All’interno anche il domenicale della Stampa, l’ode “All’amico caduto da cavallo”.
Il cavallo è l’economia italica, non vuol bere, come diagnosticò un lustro fa il grande clinico Eugenio l’Equestre.
Anche Cacciari da Tv7 profetizza il peggio. Lerner Boccheggia. Mentre il popolo sitibondo apre le fauci alla pioggia che non disseta.
“È Santo ca nun sure” TPS, ma promette: verrà la pioggia, e sarà un diluvio.

Celestino Ferraro



Celestino, non disperare: è pioggia di stagione, e se non ci sarà scirocco non si sporcheranno neanche le macchine. E poi non può piovere per sempre. Sono tutti più o meno d' accordo: non pioverà per cinque anni.






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