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Pentiti, fratello. Dopo...
post pubblicato in Diario, il 4 dicembre 2006



Il celibato dei sacerdoti non sarà abolito. Del resto, perché privarli del sublime piacere del pentimento?

da il Riformista

 




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Il sorbetto riformista
post pubblicato in Caro Barnaba, il 4 dicembre 2006



Conosco almeno due tipi di riformismo, anche se non non escludo che ne possano esistere anche altri i cui connotati però mi sfuggono. Ce n’è uno che può dirsi meramente di metodo, e che quindi è destinato  ad essere idillio temporaneo tra idea e azione; e poi ne identificherei un altro nel luogo dei punti in cui quel metodo,  inapplicato, si è radicato. Del primo effettivamente può dirsi ciò che ne dice il buon Celestino: questo in vero pare essere come una pietanza da servire fra una portata e l’altra.
Un sorbetto di transizione tra una Repubblica e l’ altra, aggiungerei quasi. Non vuol essere un gioco di parole ma il riformismo di metodo, nella sua rivoluzione pacifica e di progresso, non può che instaurare, al massimo delle sue aspettative, un nuovo conservatorismo fondato sulla proba difesa del miglior Paese possibile. Schematicamente non fa una grinza, ma tutto ciò ha poco o nulla di realistico. Non sarà questa la prima volta che si parla di utopia conservatrice, o sbaglio? E poi c’è l’altro riformismo di cui dicevo: quello la cui sussitenza è piegata ineffabilmente dal compromesso di governo, quale che sia il mutevole colore di questo.
Oggi, nel nostro Paese, ci sono due coalizioni i cui leader si isiprano direttamete ad un supposto riformismo: l’ italia che cambia, l’ italia che deve cambiare, l’ italia che stavamo cambiando ma poi i brogli etc…. Sorbetti, son sorbetti.
La piazza, penultimo arnese della menzogna del potere dirigista, ne pare effettivamente stomacata. S’ avvede, pare, che la sua mobilitazione è funzionale solo a giustificare reiterate incoronazioni. Le primarie-farsa prima, le azzure sventolanti libertà dopo. Queste mobilitazioni servono, è evidente, solo a fornire questi sprovveduti senza argomenti il bronzo che serve per agitare il vessillo della partecipazione: una gestualità che, all’ osso, si concreta nel balletto delle cifre. Place della Concorde, dice Celestno. Place Vendome, gli si risponderà. Ché tanto si tratta solo di vantare l’ obelisco più lungo o più rappresentativo, e di provocare nell’ avversario il timore reverenziale che s’ annida nei numeri. Quella con l’obelisco egiziano di Luxor, coperto di geroglifici dal significato misterioso, o quella della colonna bronzea con in cima Napoleone che sbircia nelle stanze dell’ Hotel Ritz? Quale piazza è più riformista? Quale dei due sorbetti è fatto con i limoni di sorrento, e quale, invece, con l’ insulsa polverina del bristot?
 

 




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Relativisti piagnoni
post pubblicato in Diario, il 4 dicembre 2006



Pare che i viaggi all’ estero per poter accedere alla pratica della fecondazione assistita siano ultimamente aumentati di circa quattro volte. Quadruplicati. Pare che i giovani talenti costretti a lasciare questo Paese per fare ricerca siano almeno il doppio. Raddoppiati. Io non voglio banalizzare riferendo queste piccolezze all’ angheria di un’ eventuale progetto superiore, però neanche posso evitare di chiarire a questi ingenuotti che partono quanto il loro rancore sia fuori luogo. S’ informassero ‘sti fessi, prima di maturare il desiderio della genitorialità o l’ ambizione della ricerca. Ora fanno gli offesi; e di che, se già era tutto così chiaro? E’ scritto: andate e moltiplicatevi. Ebbene, di che si lamentano?  

da il Riformista


 




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Pari e Pacta
post pubblicato in Diario, il 3 dicembre 2006



Massimo D' Alema anela ad un nuovo Patto Sociale. Ch' è un modo singolare per dire che è tempo di una crostata.
  





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Piazza. Milioni di milioni, lordi.
post pubblicato in Dardi di Nardi, il 2 dicembre 2006



In piazza per il centrodestra c'erano ben 500.000 persone. 
Più Iva al 200%.
 

 




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Perché non sono un conservatore
post pubblicato in Diario, il 2 dicembre 2006




"Quando dico che il conservatore è privo di princìpi, non voglio insinuare che non abbia convinzioni morali. Anzi, il conservatore tipico è, di regola, un uomo con fortissime convinzioni morali. Intendo solo dire che egli non ha princìpi politici che gli consentano di lavorare con chi ha valori morali diversi dai suoi, a favore di un ordine politico in cui entrambi possano obbedire alle loro convinzioni".


Perché non sono un conservatore. 1969.
Friedrich A. Von Hayek.

 

Costui aveva ragione da vendere, direi.





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Annuncio commerciale
post pubblicato in Diario, il 2 dicembre 2006



Vendo bandiera Udc, mai usata.
Indispensabile a Roma per il 2 dicembre.
Trattativa riservata.

* * *




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Driiin
post pubblicato in Diario, il 1 dicembre 2006


Questo blogger, qualcuno se n’è avveduto, negli ultimi mesi ha vissuto qualche turbolenza sentimentale. Cose che succedono, pure a quelli bellissimi come me. Vabbe’, si va avanti, l’ ho scritto su LibMagazine: come diceva sempre Clinton: the blow-job must go on.
Epperò il jet lag è stato fastidioso, duro, anche se a tratti parecchio divertente. E’ che il fuso orario del buon partito è stato per un po’ tutto sfasato e così non si sa più per dove...
E ti trovi in locali affollati e fumosi, e mandi giù litri di irish triple distilled whiskey, e ritrovi persone che devono farti divertire a tutti costi. E ti portano di qui, e di lì, e sempre con quattro adulanti occhi femminili in dotazione. Eccheppalle! E poi insistono: esperienze alternative…, ambienti diversi… Macché, dico io,  scherziamo?, le attempate no, mi fanno schifo..., ma dai che ci divertiamo..., ma quando mai, andiamo al cinema, per favore, portatemi alla Feltrinelli…, no no, ci devi venire, ci devi essere tu, è un posto divertente. E ci sono andato. E che locale assurdo, e ci mancava l’ alligalli ed era perfetto, ed ovviamente ci faccio appena tappezzeria. E così guardi l’orologio, ed hanno whiskey da cow-boy, e non vedi l’ ora di andartene, e pure per scoprire se la macchina ce l’ hai ancora. Sei brillo, ma puoi guidare(che un tempo s’è stati tutti cow-boy), trovi un citofono con un nome amico scritto sopra: che fai, non trilli e scappi?
Massì.




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Guzzanti, ma la mamma non te l' ha detto?
post pubblicato in Dardi di Nardi, il 1 dicembre 2006



La Mitrokhin? Una scaramella avvelenata.

  




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Previti. Le smarrite ragioni del garantismo.
post pubblicato in Diario, il 1 dicembre 2006



Caro Celestino, la sentenza della Cassazione, che ha di fatto concluso il processo Sme, è arrivata quando ad Anno Zero la puntata era ormai programmata, e poco ci si poteva fare ormai. Il parterre degli ospiti era convocato, i servizi, chiamiamoli così, erano stati confezionati, e quindi è andata com’è andata. Qualcosa mi dice però che se quest’ ultima sentenza della Cassazione ci fosse stata, chessò, venerdì scorso, ad Anno Zero l’altra sera si sarebbe parlato di tutt’ altro, del polonio magari, o della successione del Cavaliere, o chissà, dei peli di Bassolino.
Ma era tardi ormai, ed ai telespettatori di Rai Due è stato propinato l’ ennesimo dolente travaglio. Dolente finché non viene smentito, e querelato. Doloso travaglio, nel caso sarà mai condannato in seguito alle querele telefoniche che pare abbia annunciato il Cavaliere.  Sul dolente o doloso, quindi, si vedrà.
Fatto è che Anno Zero, con i nostri soldi, manda in giro un cronista, per nulla documentato, a fare domande senza costrutto. E’ concesso a noi, al massimo, non conoscere a menadito i regolamenti del Parlamento, è concesso a noi - ed a Beppe Grillo - non conoscere la differenza tra sentenza esecutiva e pene accessorie, quale ad esempio l’ interdizione dai pubblici uffici, ma è concesso ad un cronista che se ne va in giro a fare certe domande? Vabbé, non ci pensiamo: passiamo ad altro.
E arduo individuare quali siano le ragioni, di volta in volta cangianti, del garantismo. Ed ancora più arduo è rassegnarsi al principio dell’ irresponsabilità dei giudici. Fatto è che, a volerla mettere in un modo che soddisfi la sete di sangue di qualche lettore, per colpa dei giudici di Milano l’ eventualmente colpevole Previti non sarà condannato. Esatto, Previti – eventualmente colpevole, ma qui, per il caso Sme, lo diremo innocente – non sarà condannato grazie allo sfrenato protagonismo proprio dei giudici che intendevano perseguirlo. I giudici devono pagare per i loro errori? Bhe, difficile dirlo, perché se i giudici vedessero il loro destino pendere dalle loro azioni – così come avviene per tutti i comuni mortali -, non esisterebbero processi indiziari, e la giustizia troppe volte si fermerebbe. Certo è che il fatto che uno dei responsabili dell’ impunità dell’ eventualemente colpevole Previti ora se ne stia, chiatto chiatto, in Cassazione, mi fa una certa impressione.   

 




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