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Turisti della Democrazia
post pubblicato in Diario, il 7 settembre 2006

- Venite dotto’, da questa parte. Vedete, questa è la sala del consiglio, dove i consiglieri si riuniscono e fanno le grida.

- Le Grida? Ah, capisco: le Leggi

- E non lo so, dotto’, se con le grida fanno le leggi; comunque alluccano.






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Relativismo spicciolo
post pubblicato in Dardi di Nardi, il 6 settembre 2006

Bush non è nulla al cospetto di Allah, ma anche Ahmadinejad non è nulla al cospetto di Calderoli.

da
il Riformista




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Morale, mi fai male.
post pubblicato in Recht und Unrecht, il 6 settembre 2006

Si ricorderà, forse sì o forse no, che qui s’è parlato qualche tempo fa della questione morale, o, più precisamente, di quello sciagurato e diffuso modo d’ intendere la responsabilità secondo morale piuttosto che secondo diritto.
Parallelamente s’ebbe anche l’ occasione d’ intrattenersi piacevolmente intorno all’ esistenza di una differenza sostanziale tra etica e morale.  Puristi a profusione, intervenendo a volte anche fuori contesto, dissero, e diranno, che tale distinzione non esiste perché anche etimologicamente…, etc., etc…
Agli stessi, allo scopo di sedarne le smanie filologico-reazionarie, daremo lo stesso credito che può darsi a chi non si mostri disponibile a distinguere tra desiderio e concupiscenza, nonostante i due termini anche etimologicamente…, etc., etc…
Bene, se si ricorderà tutto ciò, e poste queste necessarie premesse, possiamo ora occuparci della stessa materia approcciando da diverse notazioni.
Nello Stato di diritto, nel cui contesto si spera la materia sia inquadrata, la chiave di volta d’ ogni rilievo, qualsiasi sia il fenomeno in esame, viene sempre ad essere identificabile in quella coppia magica di termini che lo rende effettivamente tale, di diritto appunto; parliamo dunque della Riserva di Legge e dei suoi limiti, e della Gerarchia delle Fonti Normative e della sua ineffabilità.
Non sfuggirà a chi voglia interessarsi al ruolo che la morale svolge in questo campo l’ ostinazione con la quale essa si ripresenta in spoglie sempre più pericolose anche quando un fenomeno si voglia trattare inquadrandolo solo giuridicamente, ovvero secondo le norme che lo regolano, e di conseguenza secondo il rango delle fonti che lo interessano, e, qui in secondo piano, secondo la cogenza di quella Riserva di legge di cui si è detto.
A dimostrarlo ci aiuterà la storia ed un po’ di analisi comparata del fenomeno.
Per quanto superfluo, e si perdonerà il cenno, ricorderemo che non può parlarsi di Stato di diritto in mancanza di una carta fondamentale dei diritti, parimenti sarà inutile riferirsi ad una fonte di tal fatta senza segnarla di un rango di prevalenza rispetto a tutte le altre norme.
Per come abbiamo fin qui descritto spaventevolmente la morale,  ed il suo ruolo, non ci sarà da meravigliarsi se, come faremo, annunceremo che la morale, laddove veste i panni della consuetudine, abbia sempre cercato di accaparrarsi un ruolo preminente nella rigida gerarchia delle fonti negli ordinamenti degli stati moderni.
E’ lecito allarmarsi, e si  spera non siano necessari esempi, quando una morale che si fa diritto prende ad essere dominante ed a mettere fuori legge tutte le altre eventuali. Ed ancor più sarà lecito allarmarsi quando una morale, per quel connotato di diffuso e probo sentir comune di cui sempre s’ammanta, riesca per alterne vicende storiche e politiche a farsi strada nella gerarchia delle fonti fino a divenirne quella principale.
Di esempi ne possono esser portati diversi, ma tra tutti spicca uno davvero impressionante. Giacché può ammettersi non particolarmente allarmante una dicitura che veda nella fonte normativa principale tale sano sentimento del popolo. Ma, non si potrà negare che una certa perplessità si farà spazio se, traducendo quella dicitura in tedesco, ed ottenendone tale Gesundes Volksempfinden, individuassimo la parola chiave dello scardinamento della gerarchia normativa dell’ ordinamento tedesco che, storia alla mano, si deve a quell’ integralista della morale che fu Adolf Hitler.
O logos deloi oti, direi, il fatto dimostra che
Ecco, la morale del post, ci stavo cascando!




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Scaglionati
post pubblicato in Dardi di Nardi, il 6 settembre 2006

Un cospicuo numero di italiani ha accolto di buon grado la proposta di Francesco Rutelli di scaglionare le ferie. Sono quelli che quest' estate sono passati sulla Salerno-Reggio Calabria.



da il Riformista




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Barnaba, detto "il Cane"
post pubblicato in Diario, il 5 settembre 2006

Tornava su quella strada, Barnaba, già da giorni, per quelle abitudini d’ evacuazione che, puntuali, lo avevano reso noto a chi, per altre vicende personali, passava proprio di lì, ogni giorno ed alla stessa ora. Che s’ incontrassero, quelli e Barnaba, non interesserà il lettore, giacché non essendovi stato tra quegli avventori altro che sguardi sempre uguali, nulla può escludere che si trattasse sempre dei medesimi incontri, da che, avvenuto il primo, i seguenti passarono inosservati a quelli che  scalciavano i sassi sul bordo del percorso, ed a Barnaba il cui olfatto era stato interessato dagli stessi sassi una volta, forse due, e poi non più.
Alberi e arbusti ce n’erano lungo quella viuzza, e non era cosa nuova che vi si trovasse ora un vecchietto a ripararsi dal sole, ora un monello a rubar fichi.

Barnaba, come è ovvio, ignorava chi fosse ognuna di quelle sagome quotidiane, ed ignorava cosa facessero in quei luoghi; in particolare, come altrettanto parrà ovvio, ignorava che ci fosse alcuna differenza tra la condotta di chi, allo stesso albero, profittava della frescura, abusava dei frutti, o di chi, come lui, spargeva intorno la sua presenza, a battezzare il tronco, alzando una gamba posteriore.  
Continuò, così, a ricambiare quegli sguardi incidentali con i suoi sbuffi e con accennate flessioni delle orecchie, in un gesto che, a voler rendere nel linguaggio del corpo degli uomini, sarebbe valso, in tutta probabilità, come un tirar spallucce.
Lento e muso a terra all’ andata, trottando e naso all’ aria al ritorno, così Barnaba percorreva quel tratto di strada, come chi, trovato ciò che stava cercando, o nascosto ciò che aveva da nascondere, s’ allontana rapidamente dal suo scopo non appena l’ ha raggiunto.

Ridondando su quel percorso, ché ogni giorno vi  s’ allungava di più, Barnaba prese ad essere attratto da un grosso tiglio, che, non sapremmo dire come, a differenza da quanti altri alberi ombreggiavano il sentiero, non era mai frequentato da alcuno, né uomo, né cane. Tanto meno poi da monello, ché lì fichi d’arraffare o rami bassi da cui dondolarsi proprio non ce n’erano.
Tanto più apparirà strano quell’ albero cui non andava l’ attenzione di quanti passavano di lì, quando si dirà che questo sorgeva proprio dove il sentiero faceva una curva, ed in più all’ esatta metà del tragitto di quel percorso che, lo confessiamo, non sappiamo bene quali luoghi collegasse, o, piuttosto, se davvero ne collegasse alcuno. 

Dell’ indifferenza degli uomini per quell’ albero, così appetibile per la sua posizione e la frizzante frescura che offriva, non sapremmo individuare le cause. Della scarsa attenzione dei cani,  invece, offriremo la spiegazione più banale possibile, ovvero quella secondo cui lì depositano preferibilmente i cani i propri umori laddove altri hanno già dato, cosicché il destino di un albero, ad essere beneficato di quell’ attenzione, spesso è sottesa alla pionieristica fantasia di uno, cui poi seguono passivamente tutti gli altri.
Il lettore converrà: non sarà questo il primo caso, né certamente l’ ultimo, in cui assai più agevole è comprendere il comportamento di un cane che quello di un uomo.
Facendo eccezione alla regola, Barnaba, forse soddisfatto di quanto s’era allontanato, un giorno depose in omaggio a quel tronco quel che restava nella sua vescica, fece dunque un giro intorno al tiglio, riodorò sé stesso apparentemente sorpreso di trovare odore lì dove solo un attimo prima non ce n’era, e così, soddisfatto del solo miracolo possibile ad un cane: essere sotto più alberi contemporaneamente, trottò verso la partenza quotidiana delle sue passeggiate. 

Ci piacerebbe poter raccontare che Barnaba quella notte non dormì, e che, agitandosi sul suo cuscino,  stette a pensae tutta la notte a quel momento del giorno dopo in cui avrebbe scoperto se quell’ albero era ancora “suo” o se altri vi avessero depositato qualcosa di loro, prendendoselo. Ci piacerebbe ma non potremo, ché non è dato sapere se i cani pensino di queste cose, pur essendo ben certo che qualcosa, in qualche forma, devono pur pensare. 

La sorpresa fu grande quando il nostro eroe, giunto dove sapete, trovò che l’albero non era più suo, e, insieme, di nessun altro. Questa era l’ unica conclusione che l’olfatto suggeriva a Barnaba che, sniffato a lungo il tronco, non trovò tracce né di sé, né di altri cani.

Desolato, se può darsi questo aspetto all’ umore di un cane, rinnovò la sua fluente rivendicazione, elargendo tutto ciò di cui in quel momento il suo corpo disponeva a quell’ uso, e non doveva esser stato poco, dal momento che, per la fretta, il nostro quel giorno non s’era curato affatto di benedire tutti quei frondosi altari intermedi che segnavano il suo rito quotidiano lungo il percorso. 

Ancora avvenne, ripetendosi il fenomeno già descritto, che Barnaba, al suo albero, non trovò tracce di sé: ora non cercava più tracce d’altri, e  se anche le avesse trovate non se ne sarebbe curato, ché dell’evanescenza delle sue, solo delle sue, era colpito.
Data a questo curioso quadrupede la facoltà di sbigottire, e di far spallucce, il lettore converrà che non gli si potrà non concedere anche la facoltà di fornirsi qualche spiegazione per quello strano fenomeno per cui si voleva che un albero rifiutasse di conservare il suo odore, e quindi di avere memoria del suo passaggio, quasi suggerendo che quella visita quotidiana, in realtà, non avenisse affatto. 

Una media intelligenza, di cui abbiamo voluto dotare il nostro eroe, non poteva non giungere che ad una immediata conclusione.
Quest’ albero mi rifiuta, pensò dunque Barnaba, o forse non rifiuta me, ma solo l’ eventualità di appartenere ad alcuno. E’ lì, svetta tra i fichi, per chissà quale mistero nessun passante gli pianta i talloni al tronco per riposare, nessuna coppia d’ innamorati s’è azzardata a incidere le iniziali dei loro nomi circoscritti da quegli stomachevoli cerchi storti che per nulla somigliano a un cuore, e dovrebbe farsi possedere da un cane? Mediante la sua urina poi? Che idiozia…

Quest’ albero libero, tiglio tra i fichi, diventò l’ ossessione di Barnaba, che presto mutò carattere: da mansueto e sornione ch’era, presto si fece cupo e nervoso, e già, tra le case, qualcuno lo diceva rabbioso.
Chi credi d’ essere, stupido albero, per rifiutare le mie attenzioni? Non vedi che io ti assolvo dall’ indifferenza, e ti faccio esistere? Non avverti questa banalissima evidenza per la quale io, cane, pisciandoti addosso, ti creo? 
Non  rispose mai quell’albero alla disperazione del cane. E Barnaba non s’accorse mai d’ aver ecceduto la dose d‘ intelligenza, media, che qui gli era stata assegnata. Che ad un cane non è dato inventarsi un Dio, inerte e muto, inutile, e bestemmiargli, depositandogli intorno i propri escrementi. Non è dato ad un cane, ché non è un uomo.





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Rigore europeo
post pubblicato in Dardi di Nardi, il 5 settembre 2006

Prodi deve rassegnarsi: il rigore arriva solo quando l'arbitro fischia.

da il Riformista




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Simmetrie
post pubblicato in Recht und Unrecht, il 4 settembre 2006

No, non mentirò: non è vero che sono stato affascinato dal dibattito sull' islamo-fascismo, poi degenerato a gioco enigmistico del scopri le differenze tra Cristianesimo ed Islam. Ne ho letto svogliatamente, e solo poche righe m' hanno scosso dal medio torpore che questa materia mi procura. Tuttavia, volendo specularci su, ho concluso, capirai la scoperta!, che ogni differenza tra le due religioni di cui sopra debba rendersi allo stretto discrimine tra peccato e reato.
Servirà poco a chiarire l' esempio che segue, ma dice bene come la penso su queste cose.
Prendiamo la truffa ad esempio, è certamente un reato, del resto la disciplina relativa se ne sta chiatta chiatta all' art. 640 del codice penale. E fin qui, tutto chiaro. I problemi sorgono, però, quando ci si chiede se la truffa sia anche un peccato, ad esempio per la religione cattolica.
Dunque, Chiunque con artifizi o raggiri, inducendo taluno in errore, procura a sè o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno è punito... 
Ecco, non è facile stabilire se la truffa è un peccato, quel che mi pare più chiaro, piuttosto, è che certamente il peccato è una truffa. 

  




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Telese - Il grande virgola centro
post pubblicato in Diario, il 4 settembre 2006

Uno dei temi principali, annualmente riproposto, intorno al quale gira il circo di Telese è la costituzione del grande centro. Si farà, non si farà; non me lo chiedete, è come chiedermi se davvero in Irpinia c’è stato il terremoto. Che ne so io: non c’ero.
Tuttavia, ogni anno, Mastella fa sedere i suoi quasi-simili intorno al tavolo, e li mette davanti alle telecamere a dibattere di centrismo alla pizzaiola, alla puttanesca, all' arrabbiata, insomma: in tutte le salse. 
Anche quest' anno, come tutti gli anni, ospite fuori quota al tavolo centrista è stato  Marco Follini: l' anno scorso a perorare  gelidi segni di discontinuità, quest' anno a consumare la discontinuità avverata leccandola come un calippo.
Ma sbaglierà l' osservatore che, recatosi a Telese, voglia trovare i prodromi del grande centro ed il fantasma del partito "democratico vel popolare" guardando il palco; sbaglia chè il dato non è lì. Il grande centro, o il grande cappuccino, chiamatela come volete questa futuribile aggregazione cattocentrica, è già di fronte al palco: aspetta un segno, una manifestazione definitiva d' assenso. Non basta, per intenderci, che De Mita bofonchi: "al Partito Democratico non sono interessato", occorre pure che disponga che altro da quello si debba fare, ovvero il cattocentro che guarda, zuppa, e magna a sinistra.
Tra le sedie di plastica, belle allineate come Lady M. le ha volute, traverso, serpeggia umore di condivisione; no, non mani scroscianti che si spellano (siamo mica alla festa dell' Unità!), ma lunghe mascelle che s’abbassano sui cravattoni, ad annuire. Sì, dicono, e se è il caso contiamoci pure.
E dunque, sia: uno, due, tre, quattro, cinque, cinque virgola uno, cinque virgola due, cinque virgola…






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Telese
post pubblicato in Diario, il 3 settembre 2006

Sono stato a Telese, alla festa dell' Udeur.
C'era anche Di Pietro.


"Mai ministro eloquente, che,
alla fine d' una seduta, voglia assopire
una Camera in vena di risvegliarsi,
ha detto di meno con più parole."

[Stendhal, Il Rosso e il Nero]






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Reazioni bibliche
post pubblicato in Dardi di Nardi, il 2 settembre 2006

In principio era il verbo. Il conflitto d' interessi venne solo molto tempo dopo.

da il Riformista



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