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Caruso. Ho scritto fesso nella coca.



L’ onorevole Francesco Caruso è indignato. Sua metaforica calvizie non può assolutamente sopportare di sedere in un’ aula parlamentare al fianco di pericolosi cocainomani. Ha tenuto a precisare che ben sapeva di condividere i banchi con truffatori, mafiosi e delinquenti d’ ogni lignaggio, ma non poteva aspettarsi che i suoi colleghi d’ aliquota fossero dediti a pratiche di questo genere.
L’ onorevole Caruso è in buone, e vuole spettinarci con la sua freschezza. Si sacndalizza, infatti, solo della cocaina, e non delle altre droghe che circolano in parlamento. Perché? Facile: la cocaina è per Caruso il talco d’ una classe sociale. A lui non interessa la pericolosità dello stupefacente che s’ inala rispetto a quello che si fuma. A Caruso interessa il portato semantico, quello che, spigolando qualche figura retorica, lo assolve dalla sua connivenza di palazzo, dalla sua elezione senza voti, e, se gli va bene, anche dalla sua inconsistenza politica.     

 



Pubblicato il 12/10/2006 alle 2.54 nella rubrica Diario.

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