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Il sorbetto riformista



Conosco almeno due tipi di riformismo, anche se non non escludo che ne possano esistere anche altri i cui connotati però mi sfuggono. Ce n’è uno che può dirsi meramente di metodo, e che quindi è destinato  ad essere idillio temporaneo tra idea e azione; e poi ne identificherei un altro nel luogo dei punti in cui quel metodo,  inapplicato, si è radicato. Del primo effettivamente può dirsi ciò che ne dice il buon Celestino: questo in vero pare essere come una pietanza da servire fra una portata e l’altra.
Un sorbetto di transizione tra una Repubblica e l’ altra, aggiungerei quasi. Non vuol essere un gioco di parole ma il riformismo di metodo, nella sua rivoluzione pacifica e di progresso, non può che instaurare, al massimo delle sue aspettative, un nuovo conservatorismo fondato sulla proba difesa del miglior Paese possibile. Schematicamente non fa una grinza, ma tutto ciò ha poco o nulla di realistico. Non sarà questa la prima volta che si parla di utopia conservatrice, o sbaglio? E poi c’è l’altro riformismo di cui dicevo: quello la cui sussitenza è piegata ineffabilmente dal compromesso di governo, quale che sia il mutevole colore di questo.
Oggi, nel nostro Paese, ci sono due coalizioni i cui leader si isiprano direttamete ad un supposto riformismo: l’ italia che cambia, l’ italia che deve cambiare, l’ italia che stavamo cambiando ma poi i brogli etc…. Sorbetti, son sorbetti.
La piazza, penultimo arnese della menzogna del potere dirigista, ne pare effettivamente stomacata. S’ avvede, pare, che la sua mobilitazione è funzionale solo a giustificare reiterate incoronazioni. Le primarie-farsa prima, le azzure sventolanti libertà dopo. Queste mobilitazioni servono, è evidente, solo a fornire questi sprovveduti senza argomenti il bronzo che serve per agitare il vessillo della partecipazione: una gestualità che, all’ osso, si concreta nel balletto delle cifre. Place della Concorde, dice Celestno. Place Vendome, gli si risponderà. Ché tanto si tratta solo di vantare l’ obelisco più lungo o più rappresentativo, e di provocare nell’ avversario il timore reverenziale che s’ annida nei numeri. Quella con l’obelisco egiziano di Luxor, coperto di geroglifici dal significato misterioso, o quella della colonna bronzea con in cima Napoleone che sbircia nelle stanze dell’ Hotel Ritz? Quale piazza è più riformista? Quale dei due sorbetti è fatto con i limoni di sorrento, e quale, invece, con l’ insulsa polverina del bristot?
 

 

Pubblicato il 4/12/2006 alle 15.32 nella rubrica Caro Barnaba.

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